martedì 3 maggio 2016

#RingraziaUnDocente: anche Educhiamo! aderisce alla Settimana Italiana dell'Insegnante

Anche io aderisco alla Settimana Italiana dell'Insegnante e approfitto dell'occasione per ringraziare quegli insegnanti che nella mia vita scolastica, hanno lasciato un segno positivo e che a distanza di tanto tempo, ricordo sempre con affetto.

Ringrazio la maestra Enrica che alla scuola materna (all'epoca, si chiamava ancora così), mi accoglieva tutti i giorni con un sorriso e mi faceva sentire a casa. Dava l'opportunità ai più grandi di prendersi cura dei piccoli e riguardando le foto di classe, era molto brava a tenere il gruppo: quanti eravamo!!

Ringrazio poi la professoressa Morandi che alle superiori ha creduto in me un pochino più degli altri insegnanti e mi ha consigliato di leggere quello che sarebbe diventato il mio libro preferito, Oceanomare. Con la sua umiltà, mi ha trasmesso l'amore per la storia e anche un po'per la filosofia, che non si stancava mai di spiegare nonostante io non capissi perchè Kant fosse tanto inquadrato.

Ringrazio infine il professor Catarsi, che all'università è stato un grande, dandomi consigli e opportunità... anzi dandoci, perchè lui era un uomo che formava veramente al lavoro e alla vita. I suoi insegnamenti e il suo buon senso mi accompagnano ogni giorno.


E voi chi ringraziate? Aderite anche voi a #RingraziaUnDocente

lunedì 29 febbraio 2016

Disostruzione pediatrica: è davvero così utile?

Vi dico subito che avevo molti dubbi sui corsi di disostruzione pediatrica e vi spiego subito perchè. Non è per puro spirito di contraddizione che ero un po'scettica di fronte a questo nuovo trend, ma i miei buoni motivi li avevo (e a dirla tutta, continuo ad averli).

Ho frequentato un lungo corso di pronto soccorso infantile l'anno in cui ho iniziato a lavorare al nido e ho imparato che la cosa più utile che si può fare per salvare la vita a un bambino e chiamare in maniera immediata il Pronto Soccorso.

Parlando con delle amiche neo mamme, i loro pediatri hanno spiegato loro quali sono le manovre di disostruzione pediatrica all'inizio dello svezzamento. Cosa è successo? Non si sono per niente tranquillizzate, hanno rallentato lo svezzamento e ogni volta che loro figlio agguantava un biscotto, lo fissavano con l'ansia trepidante, intimorite di dover intervenire da un momento all'altro al primo colpo di tosse.


Ecco, io non mi voglio far prendere dal panico. Ho preso il corso con questo spirito. Ho memorizzato le manovre da fare in caso di disostruzione di neonato e di bambino, ho interiorizzato le regole per il sonno sicuro, ho dato un'occhiata alla app One touch for help. Di sicuro, son tutte cose che vanno ad aumentare un bagaglio per non farsi prendere dal panico in casi di emergenza. 

Educatrici, neo mamme, nonne, fate il corso e imparate come fare a intervenire in modo corretto nei casi di ostruzione pediatrica, ma cercate di mantenere la calma: la prevenzione è importante, ma è altrettanto realistico pensare che forse non avremmo mai bisogno di realizzare davvero quelle manovre. 



lunedì 21 settembre 2015

Intercultura al nido: prospettive possibili

Ormai è inutile raccontare il fenomeno sempre in crescita di "culture altre" che arrivano nelle scuole italiane: ne siamo tutti a conoscenza. L'asilo nido però rappresenta uno spazio essenziale perchè è il primo ad accogliere bambini e famiglie ed è il primo luogo dove ci si misura con sistemi valoriali e abitudini di vita diverse.

Ho frequentato diversi corsi di formazione sull'intercultura. In tutti i casi non abbiamo lavorato su percorsi pratici specifici, ma l'obiettivo è stato quello di abbattere i pregiudizi che troppo spesso ostacolano la creazione di relazioni efficaci con i bimbi e i loro genitori.

Ricordo, ad esempio, un documentario sul pranzo di bambine di due anni, che abitavano in parti del mondo diverse: le prospettive cambiano, soprattutto in base agli spazi e ai conseguenti modi di vita.

Personalmente ho lavorato in zone ad alto tasso di immigrazione e quando ho avuto l'opportunità di lavorare con famiglie di culture diverse, ho fatto un sacco di domande a babbi, mamme e fratelli sul posto dal quale provenivano e sulle loro abitudini.

Conoscere è stato il primo passo per lavorare meglio, non essere giudicante e creare un rapporto di fiducia con loro. 

Alcune educatrici hanno raccontato durante le lezioni di formazione, di aver attuato progetti per coinvolgere maggiormente le famiglie di tutti gli utenti. Sono stati realizzati laboratori a carattere musicale per condividere ninna nanne e canzoncine di parti del mondo e dell'Italia differenti. 

Analogamente, sono stati previsti dei momenti in cui i genitori raccontavano fiabe tipiche del loro posto di provenienza, magari con l'aiuto di scatole narranti. In alcuni casi alle feste, è stato richiesto di preparare un cibo tipico della zona di origine.

Ricordiamoci che anche l'Italia è un crogiuolo: ogni regione, e tante volte ogni "campanile", ha tradizioni differenti, dialetti specifici e usi e costumi particolari. 

Voi avete mai attuato progetti volti all'intercultura? Lasciate un commento e condividete con noi le vostre esperienze.

Per informazioni maggiori sull'argomento, consiglio la pubblicazione del Comune di Firenze sul tema.