martedì 24 dicembre 2013

Buon Natale...

Buon Natale
a chi era un bambino tanto tempo fa e a chi lo è adesso,
a chi lavora nelle scuole e crede che educare sia il mestiere più bello,
a chi si è divertito ad aprire tutte le finestrine del calendario dell'avvento 
e un po'è dispiaciuto di essere arrivato al 24,
a chi ha cucinato i biscotti insieme ai suoi bambini e a chi si è dedicato a fare gli ultimi pacchetti regalo,
a chi stasera preparerà un goloso spuntino per Babbo Natale e a chi domani si annoierà durante il mega pranzo con i parenti ma in cuor suo sa che il prossimo anno sarà ancora lì, 
a chi ascolterà una poesia recitata a memoria,
a chi leggerà questo augurio.



mercoledì 18 dicembre 2013

Come si festeggia il Natale a scuola?

Ogni anno la "questione Natale" si ripropone in ogni scuola di ordine e grado: come festeggiarlo? Come addobbare i corridoi? Che regalino facciamo preparare per i genitori? Non è così scontato rimanere fuori da logiche contagiose che mirano al riproporre tradizioni, perdendo di vista l'obiettivo più importante: i bambini, sui quali è invece necessario basare ogni tipo di programmazione educativa.

Come educatori, dovremmo riuscire a trovare una modalità che affronti la tematica in maniera universale, accogliendo i bisogni formativi e le richieste dei bambini che abbiamo di fronte ogni giorno. Lavorando al nido, i festeggiamenti e i preparativi si risolvono in maniera abbastanza semplice e per lo più ruotano intorno alla figura di Babbo Natale: si raccontano storie per ingannare l'attesa, si addobba l'albero con palline dipinte dai bambini, si coinvolgono genitori per laboratori creativi e per organizzare la festa. 

Diciamo che le tematiche affrontate non hanno l'influenza etico- religiosa che assumono nei gradi scolastici più alti. In questo casi, la questione Natale si fa più seria. E'proprio degli scorsi giorni la notizia  pubblicata da Repubblica, che denuncerebbe i contrasti sorti in una scuola primaria dei Firenze, città in cui lavoro, in merito a una recita natalizia. Le insegnanti di quinta elementare avevano previsto di far esibire i bambini in canti tradizionali cattolici fino a quando un genitore ha obiettato, in nome del principio di laicità della scuola pubblica e del rispetto delle altre confessioni religiose (e non). Allora dalle canzoni sono state censurati i contenuti cristiani e questo ha provocato il pesante dissenso da parte di altri genitori, che  si sono rivolti al quotidiano e che appoggiano quella tradizione cristiana che tramanda il vero significato del Natale.

La scuola pubblica italiana oggi non può permettersi scivoloni di questo tipo: censurando, non si fa cultura, ma si evita il conflitto e si lascia uno spazio bianco, da riempire con cattiverie e offese gratuite, dovute all'ignoranza e all'ipocrisia della gente. Si fa cultura parlando, confrontandoci e estrapolando da quella che è una festa ormai commercializzata come il Natale, tutto quello che di bello porta con sè: la famiglia, il calore, l'accoglienza, la gioia, l'amore.

Facciamo cultura ripartendo dai valori e non cantando Tu scendi dalle stelle!

Il Natale potrebbe essere una bella occasione per parlare di emozione e di sentimenti, di come riuscire a fare qualcosa di concreto per gli altri e invece tante volte rimane incastrato nella stereotipia delle simbologie tipiche della festa. Potrebbe dare uno spunto per osservare come si festeggia nelle varie zone d'Italia, nel mondo. La storia di Rudolph, la renna col naso rosso, potrebbe essere la base per parlare di diversità, quella diversità che si dice tanto di tutelare, ma non viene poi rispettata. Essere diversi è, in ambito morale, una ricchezza, che viene perduta per sempre se si decide di far prevalere il pensiero della maggioranza.

E in tutto questo? I bambini che ruolo hanno? Sicuramente non trarranno giovamento da polemiche sterili. I bimbi imparano innanzitutto attraverso l'esempio dei loro genitori e tutto ciò che concerne la religione verrà appreso in famiglia e in chiesa. La scuola pubblica non è deputata a questi insegnamenti, se non nell'orario della materia specifica. Diventa un dovere di ogni adulto ridimensionare il senso del Natale e cercare di ritrovare il piacere e la meraviglia nelle piccole cose. 


martedì 10 dicembre 2013

Non siamo capaci di ascoltarli

Vi propongo un pensiero rubato all'introduzione del testo di Paolo Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli (Einaudi): lo psicologo si rivolge a una bambina che sta per nascere e le augura quello che secondo lui serve per una vita piena e serena.
Buona lettura!


Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni – segnali a volte sfacciati delle nostre assenze – ma di attenzioni. Vorrei chegli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e coerenti: qualità dei piú saggi. La coerenza, mi piacerebbe per te. E la consapevolezza che nel mondo in cui verrai esistono oltre alle regole relazioni e che le une non sono meno necessarie delle altre, ma facce di una stessa luna presente.


Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze piú impreviste e spudorate; tutte, anche quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti dicessero che la vita comprende la morte. Perché il dolore non è solo vuota perdita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione. La morte è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri nella convinzione che se ne possano giovare: cosí nasce il ricordo, la memoria piú bella che è storia della nostra stessa identità.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un’ora d’amore.
Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempirla di fantasia.

Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto i più pavidi e vulnerabili. Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura eccessiva.

Mi piacerebbe che la persona che piú ti amerà possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell’orizzonte. E tu allora porterai quell’amore sempre con te, nascosto nella tua tasca piú intima.





mercoledì 4 dicembre 2013

Voglio e non voglio: qualche proposta di lettura

Leggere un libro a un bambino significa creare una relazione speciale all'interno di quel mondo incantato che viene raccontato nella storia. Per i bambini al di sotto di 3 anni, si consigliano albi illustrati, per cercare di narrare quello che le figure rappresentano e favorire una comprensione non necessariamente legata al testo.

Quello che si vede deve essere il più reale possibile: attraverso le immagini i più piccoli ri-conoscono un mondo che deve dunque assomigliare a quello in cui loro vivono. Allo stesso modo, anche le vicende dovrebbero essere credibili ed è per questo che lavorare sulle emozioni attraverso la lettura risulta essere molto efficace, poichè i bimbi rivivono in prima persona quello che affrontano ogni giorno e danno un nome a quello che sentono: ansie, paure, gioie e arrabbiature. Ecco perchè raccontare dei capricci, di come loro li sperimentano, di quello che provano in quei momenti e di come fare a farli sentire meglio diventa un momento importante, sia al nido sia a casa.

Tony Ross, per l'editore Mondadori, ha scritto una collana su una Principessina arrabbiata che urla disperata alla ricerca del ciuccio, che diventa un diavoletto perchè non vuole andare a letto, che vuole a tutti i costi il suo vasino. I titoli sono presto detti: Non voglio andare a letto, Voglio il mio ciuccio, Voglio la mia mamma, Voglio il mio vasino, Non voglio lavarmi le mani. Le immagini sono chiare e le parole integrano l'evidente espressione della principessa e del Re e della Regina, a volte rassegnati a volte divertiti dai capricci della figlia.


Non voglio fare il bagno (ed. Lemniscaat) illustra le avventure di Tigrolino, che ama giocare, saltare, correre e sporcarsi nel fango, ma odia pulirsi la bella pelliccia fino a quando deciderà da solo che è ora di farlo. Della stessa collana anche Non voglio andare a letto.


Un altro capriccio classico è quello davanti al cibo: non hai più voglia di quello che i genitori ti propongono tutti i giorni e dici di no persino a una gustosissima torta al cioccolato. Vuoi proprio mangiare quello che hai in mente tu e Achille, un piccolo coccodrillino, vorrebbe mangiarsi un bel bambino. Alla fine è costretto ad accontentare il papà e la mamma, già in lacrime perchè loro figlio rifiutava qualsiasi cosa gli venisse preparata. Mangerei volentieri un bambino (Babalibri ed.) è divertente sia per i bimbi sia per i loro genitori.


Descrivo solo alla fine un libro che tutti conoscerete bene: Che rabbia! di Mirelle d'Allanchè (Babalibri ed.). Roberto ha passato una giornata pesante e mal sopporta il babbo che gli dà ordini o che gli prepara per cena gli spinaci. Spedito in camera sua a "pensare", sente una cosa dentro che poi uscirà da lui tramite un urlo liberatorio: una Cosa grande e rossa, la personificazione della rabbia. Ovvio che il significato metaforico sia difficile da capire, ma il punto forte di questo libro è proprio in quell'AHHHHHHHH gridato ad alta voce, magari tutti insieme, che aiuta piccoli e grandi a buttare fuori le magagne della vita.

mercoledì 20 novembre 2013

Le emozioni negative nello sviluppo di sè: "viverle" al nido

L'emozione che spesso il bambino vive al nido, in rapporto al "gruppo sociale" nel quale vive, è la "rabbia". Il sentimento della rabbia o dell' aggressività è principalmente la strategia o lo strumento principale che il bambino utilizza per risolvere il proprio disagio e comunicarlo nel momento in cui viene a trovarsi in una situazione per lui nuova o deve interagire con l'altro "da sè". D'accordo con Con i capricci si cresce?, ribadisco che le emozioni negative del bambino non hanno le caratteristiche di "aggressività adulta" e devono essere fatte vivere e sperimentate. In questo, l'adulto deve porsi in una prospettiva evolutiva dell'emozione, ossia creare un ambiente, proporre materiali, organizzare spazi e tempi che aiutino a reindirizzare positivamente le angosce e la rabbia dei bambini.

Ma che cosa significa ciò nella pratica quotidiana del nido d'infanzia?
Spazio sezione medi-grandi (13-36 mesi): lo spazio all'interno della sezione deve permettere ai bambini di scegliere l'angolo gioco che più li "contiene" nei diversi momenti della giornata. Quindi:
- un angolo per muoversi liberamente, con tappeto semi rigido (tappeto che offre stabilità e favorisce l'equilibrio), cubi motori di diversa misura e forma, teli e corde.
- un angolo che permetta il riposo o la dis-tensione del bambino con tappeto basso in moquette, cuscini, libri, peluche (un angolo che rassicura!).
- un angolo che offra al bambino la possibilità di sperimentare e sperimentarsi, anche nelle sue emozioni negative, attraverso il contatto con materiale naturale e quotidiano, appartenente al mondo dell'adulto.
- un angolo che permetta al bambino grande di "fare finta che".

Spazio sezione piccoli (3-12 mesi): lo spazio all'interno della sezione deve permettere al bimbo piccolo di accompagnarlo nella scoperta di sè e del mondo circostante. Quindi uno spazio con un tappetone rigido, cuscini, scalette e discese (cubi morbidi), pedane, cestino dei tesori, sbarra, specchio.
Giardino: la spazio esterno è davvero una risorsa inestimabile per i bambini. A contatto con la natura, attraverso la manipolazione e il con-tatto con ciò che la stagione ci offre, il bambino sperimenta e vive le sue emozioni ed angosce. Fantastico è per un bambino toccare l'erba bagnata, tuffarsi nelle foglie secche, travasare la terra, raccogliere margherite, creare "palle" di neve, rincorrersi, prendersi, nascondersi, ritrovarsi ...


Ma concettualmente parlando, quali sono le azioni del bambino che servono per "vivere" le sue emozioni?
A tal riguardo, prendo in considerazione l'approccio psicomotorio di Bernard Aucouturier, che afferma, in generale, che il gioco spontaneo è per il bambino la vera rappresentazione di sè e, attraverso la spontaneità del gioco, il bambino si rassicura. I giochi che il bambino spontaneamente fa e "vive" per simbolizzare le sue angosce, le sue paure, le sue emozioni, sono: equilibrio/disequilibrio , avvolgersi , dondolare , rotolare , arrampicarsi , cadere , spingere , tirare , correre , presenza/assenza , perduto/trovato , distruzione/costruzione , apparizione/scomparsa , riempire/svuotare , aprire/chiudere , ordine/disordine, fare finta di. E' importante che al nido d'infanzia il bambino possa sperimentare queste azioni di gioco in quanto gli permettono di veicolare positivamente le emozioni, anche quelle negative.

Concludo riportando un significativo pensiero di Bernard Aucouturier:
Il gioco libero e spontaneo permette al bambino di vivere la globalità della propria persona. 
Nel gioco si riuniscono SENSAZIONI, TONICITÀ, EMOZIONI, RAPPRESENTAZIONI MENTALI, FANTASMI, e la MOTRICITÀ

Lucia Vichi

sabato 16 novembre 2013

Latte materno: un corso di aggiornamento

Ho partecipato al corso di aggiornamento per educatrici di asilo nido “Il latte di mamma:al nido come a casa” organizzato dalla asl Milano 1.E’ stato molto formativo e interessante per poter valorizzare e sostenere il più possibile la pratica dell’allattamento al seno.

Allattare al seno è fonte di benefici a breve e lungo termine sia per la madre che per il figlio anche se molte volte l’allattamento è vissuto dalla madre come un momento di limitazione e perdita di ruolo sociale. Una corretta informazione può quindi aiutare la mamma a fare le giuste scelte. Oggi esistono e sono in via di espansione luoghi che permettono alla madre di fermarsi per nutrire il proprio bambino: i baby pit-stop. Si stanno diffondendo presso farmacie, ospedali, ambulatori, biblioteche, comuni e ora anche presso alcuni centri commerciali. Sono luoghi caldi e accoglienti dotati del comfort necessario per mettere a proprio agio la madre con il proprio bambino.



Il momento cruciale nella promozione dell’allattamento al seno è stato nel 1989 quando dalla collaborazione tra OMS e UNICEF è scaturita la dichiarazione “L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità”. Si tratta di un decalogo per operatori sanitari finalizzato al’incoraggiamento della pratica dell’allattamento al seno la cui osservanza è il presupposto perché una struttura possa essere “Ospedale amico dei bambini”. Il percorso per diventare ospedale amico dei bambini richiede la conquista da parte di tutto il personale di una mentalità che pone al centro della propria attenzione la coppia mamma-bambino avendo alla base una formazione adeguata e il miglioramento delle routine assistenziali.

Ma vediamo più da vicino quali sono i “dieci passi per il successo dell’allattamento al seno”:
-definire un protocollo scritto per l’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario
-preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo protocollo
-informare tutte le donne in gravidanza dei vantaggi e dei metodi di realizzazione dell’allattamento al seno
-aiutare le madri perché comincino ad allattare al seno già mezz’ora dopo il parto
-mostrare alle madri come allattare
-non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno tranne che su precisa prescrizione medica
-sistemare il neonato nella stessa stanza della madre (rooming-in) in modo che trascorrano insieme tutto il tempo della permanenza in ospedale
-incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento
-non dare tettarelle o succhiotti ai neonati durante il periodo dell’allattamento
-favorire la creazione di gruppi di sostegno alla pratica dell’allattamento al seno

Il personale sanitario e gli operatori occupano una posizione favorevole all’applicazione di questi principi che possono essere applicati dovunque vengano offerti servizi per la maternità e tra questi possiamo comprendere gli asili nido. Le educatrici sono quotidianamente in relazione con le mamme che affidano i bimbi ancora lattanti e quindi possono contribuire al mantenimento e alla diffusione dell’allattamento materno attraverso l’organizzazione al nido del servizio “latte di mamma”Il servizio “latte di mamma” prevede la possibilità per la mamma, attraverso alcune procedure segnalate dalla asl, di lasciare al nido il latte raccolto a casa in modo che le educatrici lo possano dare al bambino e non sia necessario sospendere l’allattamento nonostante la frequenza al nido.

Chiara Maria Candiani


venerdì 15 novembre 2013

Con i capricci si cresce?

Il capriccio non è un qualcosa di negativo, che fa paura e che bisogna cercare di fermare il prima possibile. Il capriccio è una protesta e sta all'adulto capirne le motivazioni per poi agire di conseguenza. Siamo ormai lontani dai modelli educativi autoritari, secondo i quali, imposto il divieto, il bimbo doveva obbedire senza piangere, senza rispondere, senza battere i piedi in terra: "così decidono i grandi". I modelli di oggi però non sono migliori e per non far soffrire il bambino, si evita il conflitto educativo, si concede, si lascia stare "altrimenti vedessi come piange". 

Il problema è la quantità: troppi no creano un clima di repressione; l'assenza di limiti è altrettanto deleteria, poichè il bambino diventa onnipotente, può fare quello che vuole e nel momento in cui gli viene negato qualcosa, è incapace di gestire l'ansia e la frustrazione. Il genitore ha un compito difficile: fa soffrire lasciare al nido il proprio bambino che piange, dispiace portarlo via dal negozio di giocattoli con il broncio senza comprargli un gioco che sarebbe costato pochi euro. Non agiamo assecondando le nostre emozioni e ragioniamo in maniera razionale: stiamo facendo qualcosa di utile per la sua crescita. Non è evitando la sofferenza che si educa il bambino a gestire le emozioni negative ed è proprio con la logica dell' "evitare", che svilupperà comportamenti inadeguati di fronte alla rabbia, alla gelosia, al conflitto. 

Avere dei limiti aiuta ad avere dei contenitori mentali, che rendono più tollerabili le situazioni di frustrazione. Al contrario, senza alcun divieto, si viene travolti dalle emozioni dolorose, senza riuscire a controllarle. L'esempio di Paolo Sarti, pediatra fiorentino e autore di molti libri a tema, come "Neonati maleducati" e "Facciamola finita", descrive molto bene i meccanismi che si innescano nel momento in cui l'adulto deve dare delle regole:

Di fronte ad un barattolo di Nutella un
genitore equilibrato farebbe assaggiare,
insegnando però a sapersi limitare, mangiandone
solo un po’, e subendo poi, senza
vacillare, le inevitabili proteste del bambino
che la vorrebbe finire tutta!
Ma il genitore di oggi “non ce la fa”, preferisce
nascondere la Nutella, prima che arrivi
il bambino: come potrebbe vederlo soffrire
quando arriverà il momento di dover
“chiudere il tappo”?
E’ questo il dramma: oggi si preferisce
nascondere il più a lungo possibile le
“nutelle” della vita ed evitare così ogni conflitto
con i figli ancora incapaci di dosarsi.

L'estratto è tratto dall'articolo Neonati maleducati scaricabile dal sito del pediatra. Ma anche il libro I no che aiutano a crescere di Asha Phillips parla delle stesse tematiche.

Educare i più piccoli a gestire le emozioni è importante per crescere adulti equilibrati e capaci di affrontare qualsiasi situazione la vita gli metta davanti. 


lunedì 11 novembre 2013

Benvenuta Chiara, un'educatrice tra esperienza e riflessione!

Eccomi, mi chiamo Chiara, ho 27 anni e abito in provincia di Milano. Mi sono laureata in scienze dell’educazione nel febbraio 2012 ma ho iniziato a lavorare nel campo dell’infanzia nel 2009. Il percorso non è stato semplice, dapprima ho fatto il tirocinio curriculare presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Magenta (Mi) e poi tra vari co.co pro, contratti a progetto e stage, sei mesi fa sono stata assunta nel nido dove lavoro attualmente. Fare questo lavoro richiede una buona dose di passione mescolata alla pazienza e alla competenza. Non ci si improvvisa educatori, perché i bambini da 0 a 3 anni hanno esigenze e bisogni specifici. 


Nel nido presso il quale lavoro abbiamo una routine abbastanza rigida in quanto abbiamo 6 gruppi di bambini: 2 gruppi di lattanti, 2 gruppi di semi-divezzi e 2 gruppi di divezzi. Io ho un gruppo di divezzi, in modo particolare i bimbi 24-36 mesi. Il lavoro di questi primi mesi è improntato in modo particolare alla conoscenza tra me e i bimbi ma anche tra me e le famiglie. Troppo spesso si pensa che il lavoro è un semplice “accudimento” del bambino quando invece c’è anche un fondamentale lavoro con le famiglie che richiede impegno, empatia e tanta collaborazione. Il lavoro al nido è fatto di sorrisi e di pianti, di coccole, di abbracci, di autonomia che giorno per giorno cresce, di bimbi che iniziano a camminare e di altri che tolgono il pannolino, è fatto di prime parole, di canzoncine, di fatica ma anche di tanta soddisfazione.

Chiara è la seconda collaboratrice di Educhiamo! Come avete letto, nella sua presentazione è un'educatrice con esperienza pluriennale e ha un metodo di lavoro che punta molto sulla riflessione sulle pratiche educative. Dallo scambio di informazioni che ho avuto con lei, mi è parsa subito chiara la sua voglia di condividere il proprio vissuto di educatrice: sarà un piacere leggere le sue osservazione e i suoi racconti sulla sua quotidianità milanese. 

mercoledì 6 novembre 2013

Benvenuta Lucia, edublogger entusiasta del suo lavoro!

Conoscevo Lucia perchè da tempo seguo il suo blog sull'approccio pikleriano e mi è sempre sembrata una "che sa il fatto suo", con tante competenze e tanta voglia di fare. Mi è sempre parsa una che crede nel nostro lavoro. Ecco perchè sono stata molto contenta di leggere la sua mail, in cui mi comunicava la sua disponibilità a collaborare con Educhiamo! Prima di passare ai post più "seri", lascio la parola a lei, che vi racconterà le sue esperienze e i suoi metodi professionali: già dalla sua bio, si possono trarre tanti spunti di riflessione interessanti. 



Ciao a tutti!! Sono Lucia, educatrice d'infanzia, laureata nel corso di laurea specialistico in Progettazione e coordinamento dei servizi educativi e formativi presso l'Università degli studi di Urbino. Ho 31 anni e vivo a Pesaro.Ho iniziato la mia carriera lavorativa attraverso diversi stage formativi in alcuni nidi d'infanzia della zona e attraverso lavori estivi quali animatrice educativa presso i centri estivi della zona

Attualmente, lavoro da sette anni presso un nido d'infanzia che ospita bambini da 3 mesi a 3 anni, sito in Gradara. Il nido è una struttura che accoglie 31 bambini tra i quali 5 piccoli (3 mesi-12 mesi), mentre gli altri bambini medi-grandi sono suddivisi in due sezioni da tredici bambini, ciascuna con due educatrici (rapporto educatrice/bambino 1/7). E' un nido che lavora attraverso l'importanza della figura di riferimento durante il momento dell'ambientamento, per poi allargare il riferimento alle educatrici di sezione e al gruppo di lavoro, nel corso dell'anno educativo (sia per i bambini sia per le famiglie). Attraverso il percorso formativo svolto nell'arco di questi anni, in linea a ciò che è la mia storia emotiva personale e la mia personalità, ho scelto di avvicinarmi ad un approccio pedagogico basato sulla pedagogia attiva, in particolare alle riflessioni pedagogiche di Emmi Pikler, Elinor Goldshmied, Penny Ritscher e Bernard Aucouturier. Un limite che sento di avere e che, in futuro, vorrei allargare ulteriormente, è la non capacità di "vedere" tutta la storia che i bambini raccontano con il proprio corpo, con il movimento, con le azioni. E questo (me lo prefiggo come obiettivo futuro!) può essere ampliato attraverso la partecipazione ad un corso annuale sulla pratica psicomotoria educativa.


In generale, il lavoro con la prima infanzia richiede prima di tutto un lavoro su di sè, sulla propria storia personale, sulle proprie angosce e paure, perchè tanto spesso noi adulti agiamo sugli altri ciò che abbiamo irrisolto dentro di noi. E ciò non può avvenire se si tratta di bambini che stanno costruendo le basi della PROPRIA vita e del PROPRIO sè. La crescita non è a senso unico: nell'incontro con i bambini anche gli adulti possono crescere e ritrovare la parte più pura della personalitá. Solo la relazione con i bambini può aiutare l'adulto ha ritrovare il proprio sè e far cadere le maschere deformanti la realtá.


...Dietro una corda c'è la storia di sè...


La sezione nella quale lavoro...arredamento in legno, colori possibilmente tenui, cesti naturali, gioco euristico, limitazione dei giochi strutturati in plastica...


Gioco euristico proposto in bauletto



Cestino dei tesori in miniatura


Dove trovate Lucia on line:



lunedì 4 novembre 2013

Bambini in macchina

Oggi vorrei parlare di un argomento triste, che lascia un macigno sul petto, ma su cui è necessario riflettere, lasciando da parte giudizi e cercando di trovare una soluzione. Sempre più spesso, nelle notizie di cronaca, si legge di bambini abbandonati in auto, che dopo ore di agonia, muoiono per una stupida dimenticanza di un genitore. Proprio la persona che si dovrebbe occupare di lui, che lo dovrebbe curare, lo lascia in macchina, per andare a lavoro tranquillo. Non c'è intenzione.

La prima reazione di fronte a questi fatti è quella dell'incredulità: non è possibile che un adulto sano di mente possa dimenticare il proprio figlio. Certo, a tutti è capitato di lasciare una sciarpa all'attaccapanni di un bar o il cellulare sulla scrivania a lavoro...ma un bambino? La persona più importante della tua vita? No, non è proprio ammissibile.

Quest'estate al mare, mi è capitato per caso di leggere sul settimanale Vanity Fair un articolo di Gene Weingarten a riguardo. Si raccontava di questi fatti avvenuti negli Stati Uniti, dove tra i 15 e i 25 muoiono ogni anno nell'auto del proprio padre o della propria madre. Non si cadeva nel pietismo, ma anzi si raccontavano i fatti con dura imparzialità.

Miles Harrison ha dimenticato il proprio bambino Chase, un figlio voluto e andato a cercare in Russia: l'adozione era l'unico modo per lui e sua moglie, sterile, per diventare genitori. Harrison era un padre affettuoso e amorevole, ma quel giorno si è dimenticato di passare dall'asilo nido prima di andare a lavorare.

Lo stesso è accaduto a Lyn Belfour, madre di Bryce di soli 9 mesi. La donna, veterana dell'esercito, ha dovuto affrontare una notte insonne, occuparsi del figlio di un'amica, portare il marito a lavoro e poi recarsi in ufficio. Anche lei ha tralasciato di passare dal nido.

Gli psicologi lo definiscono il modello del formaggio svizzero: problemi su problemi si sovrappongono come fette di formaggi, ma i buchi rimangono aperti. Si parla di famiglie spezzate: i rapporti di coppia spesso saltano, le lungaggini processuali sono lunghe e dolorose, spesso si tenta il suicidio, perchè i sensi di colpa diventano un giudice inclemente.

Proprio per la frequenta incidenza di questi episodi, si è costituita l'organizzazione Kids and cars che affronta la tematica, estendendola a tutti i pericoli che le auto rappresentano per i più piccoli. Proprio la portavoce dell'associazione promuove l'uso di sensori antiabbandono, che dovrebbero essere commercializzati e magari montati nelle auto dalle stesse fabbriche che le producono. Di recente ho letto dell'esistenza di una app per smartphone, Infant Reminder con lo stesso utilizzo.

Weingarten scrive:

Non accettiamo di assomigliare a questi genitori: sarebbe troppo terrificante per noi. Quindi devono essere mostri.

Probabilmente, pensare che potrebbe succedere a chiunque, potrebbe fermare un fenomeno destinato negli ultimi anni ad un terrificante aumento.

lunedì 28 ottobre 2013

Vuoi far parte di Educhiamo?

Parlando con amiche- colleghe che lavorano in altre zone di Italia, mi accorgo sempre di più di quanto gli asili nido siano lontani tra di loro. Le linee guida regionali dovrebbero garantire una sorta di continuità educativa, ma è capitato anche a voi di notare come da comune a comune i servizi differiscono non solo sull'erogazione del servizio, ma anche sugli assetti teorici di riferimento, sui progetti di nido, sulle più spicce azioni educative quotidiane?
Con questo non voglio dire che ci vorrebbe una "ricetta" standard da applicare sull'intero territorio nazionale: le diversità che rispondono a specifiche esigenze territoriali sono una ricchezza. 

Il confronto tra educatori può aiutare l'asilo nido a non isolarsi e a diventare davvero una risorsa di rete. Raccontando percorsi educativi, riportando esperienze formative, condividendo quello che è importante per noi educatori  è un modo per creare una RETE di sostegno, di scambio, di crescita professionale.

Chiunque sia interessato a creare una collaborazione con il blog, mi contatti per e-mail
valeps@hotmail.it

Più siamo e più sarà facile costruire una "redazione" attiva e variegata sui temi che ci stanno più a cuore! :)

lunedì 21 ottobre 2013

Zucca... di Halloween e non solo!



Ormai la zucca è diventata un must di stagione, ma proviamo a pensarla al di là della sua veste "stregata" di Halloween e riusciremo a realizzare delle attività altrettanto divertenti con i nostri bambini. Certo, svuotarla, inciderla con una faccia spaventosa, illuminarla con una candela e al buio cantare tutti insieme la canzone delle streghe, ha il suo fascino.

Avete mai pensato a far svuotare la zucca ai bambini? La sua pancia è piena di materiali viscidi, filamentosi, di semini: un tripudio di sensorialità! In più, aprendola solo dall'alto, immergervi la mano per tirare fuori il contenuto, sarà una vera e propria sfida per i più coraggiosi.

Con la zucca si può anche dipingere e in tanti modi. La tecnica più veloce e di tagliarne dei pezzi da usare come "pennello-stancil", una volta immerso nella tempera. Se si vuole però preparare una crema con il minipimer, i bimbi potranno divertirsi a stendere con le mani il composto su fogli, più o meno grandi., e in questo caso, oltre al piacere di "lasciare una traccia", si sperimenterà anche con il tatto, l'olfatto e...perchè no?! il gusto.

La sua forma è poi semplice e ritagliando dei fogli che la ricordino, si possono riempire con pezzetti di carta arancioni o brandelli di stoffa dello stesso colore, utilizzando la tecnica del collage. Se la carta è resistente si può colorare anche con un composto di tempera e zucchero (o sale) per rendere il lavoro più "materico".

Consiglio poi di mettere da parte i semini: potranno diventare un materiale naturale da utilizzare per i travasi.





lunedì 14 ottobre 2013

Estivill...ma è davvero un metodo?

Ho letto il libro di Eduard Estivill dopo poco che uscì in Italia e gli scaffali delle librerie erano pieni di Fate la nanna (edizione Mandragora). Il mio proposito era quello di documentarmi sul momento della nanna al nido e comprai il libro per avere una comprensione più ampia dell'argomento. Sapevo che era rivolto ai genitori, ma pensai che sarebbe stato utile anche leggere qualcosa di meno accademico delle letture consigliate dal professore universitario.


In sostanza lo specialista di disturbi del sonno di Barcellona consigliava "buone pratiche" per riuscire a far addormentare il proprio figlio da solo. Dopo il consolidamento di una routine presonno (bagnetto, lettura di una storia...), il genitore doveva mettere il bimbo nel lettino, lasciando subito la stanza. Se il piccolo protestava, il babbo o la mamma dovevano rientrare dopo un certo periodo di tempo, sempre in maniera graduale e crescente (prima dopo 5 minuti, poi dopo 10, poi dopo 15...), e consolare con il contatto e con le parole, senza prenderlo in collo.

Ricordo che, una volta terminato Fate la nanna, le mie perplessità erano tante. Non avevo metri di paragone: la mia esperienza con i bambini si esauriva al baby sitting e al tirocinio formativo. Condividevo l'idea del rituale, ma le teorie di Estivill però mi sembravano troppo estreme... non riuscivo a capire come si riuscisse a lasciar piangere un bambino, il proprio bambino per un periodo di tempo sempre maggiore. Pensavo al carico emotivo che un bimbo così piccolo fosse costretto a sorreggere: si parla anche di bambini con pochi mesi di vita e mi pareva impossibile che una volta lasciato solo, riuscisse a rassegnarsi al pianto e ad addormentarsi tranquillamente.

Accantonai il libro e me ne dimenticai fino a che qualche anno dopo, una mamma al nido mi chiese consiglio su quella lettura. Le era stato presentato come un metodo illuminante: testato e assicurato. A quel punto mi documentai un po'in rete e le opinioni che sostengono il medico spagnolo sono centinaia: testimonianze di famiglie comuni che hanno sperimentato con successo le indicazioni del libro.

A distanza di anni, la mia esperienza con gli "addormentamenti" è aumentata e continuo a pensare che pedagogicamente (oltre che personalmente), lasciare un bambino da solo, al buio, mentre piange per periodi di tempo anche molto prolungati non ha alcun fondamento scientifico. Capisco che a volte si creano dinamiche legate al sonno molto contorte e faticose da sostenere. Trovare una routine, creare intimità, introdurre oggetti transizionali, cantare ninna nanne, dondolare e cullare (anche in collo, nei primi mesi di vita) tranquillizzano il bambino. E si impara ad addormentarsi quando si è sereni e a proprio agio, non perchè si è sfiniti dal pianto.

Su Youtube ho trovato questo video, che mostra il "metodo" messo in atto da una famiglia... io non son riuscita a guardarlo fino infondo senza commuovermi... come potrei sostenere Estivill?

http://www.youtube.com/watch?v=i6_t100Nj2Y


lunedì 15 luglio 2013

Ultimi giorni...

Rientro oggi a lavoro, dopo 15 giorni di ferie. A casa si sta bene e in vacanza ancora meglio, ma sono contenta di tornare al nido e incontrare quei bambini che sicuramente troverò più alti, più belli e più loquaci. Manca ancora poco e poi ancora ferie, ma il nuovo anno educativo è già alle porte.
Sono stati mesi carichi di emozioni positive, di collaborazione e di risultati positivi.
Però quest'anno il clima non è dei migliori: riassetti organizzativi e decisioni amministrative creano un'atmosfera un po'pesante. Io mi chiedo se mai si finirà di pensare all'asilo nido come a un servizio accessorio, di considerare le educatrici delle semplice "tate" e di gestire solo in base alla necessità degli adulti. 

Cominciamo ad ascoltare i bambini.

martedì 25 giugno 2013

Il mare



Che bello poter giocare al mare: si ascolta il rumore delle onde, la musica delle conchiglie, il rumore dei piedi che calciano l'acqua; si immergono le mani nella sabbia asciutta e in quella bagnata, ci si immerge nell'acqua, ci si sdraia in terra; si costruisce, si lancia, si distrugge, si scava, si fanno amicizie.

E se il mare è lontano?

Creaimolo!

Con stoffe colore, carta azzurra o d'alluminio, suoni del mare, giochiamo al mare!

domenica 16 giugno 2013

Liebster Blog Award


L'altro giorno Lucia di http://infinitepassionicreative.blogspot.it e di http://approcciopikleriano.blogspot.it /ha conferito ad Educhiamo! il Liebster Blog Award, che permette di dare visibilità ai blog seguiti da meno di 200 membri. Una volta ricevuto il premio e risposto alle domande, si gira il questionario alle 11 blogger a cui si sceglierà di dare il LBA.

GRAZIE LUCIA!!!!!

Ecco le domande:


  • Qual è il tuo colore preferito?
  • Qual è la stanza della casa che preferisci?
  • Sai usare il pc?
  • Sei sposata?
  • Quale cartone degli anni 80 preferivi?
  • Cosa ti piacerebbe ti regalassero il prossimo compleanno?
  • Mare o Montagna?
  • Il tuo gelato preferito?
  • Di che colore hai i capelli?
  • E gli occhi?
  • La tua canzone preferita?

E le mie risposte:
  • Viola
  • Camera da letto
  • No
  • Creamy
  • Un viaggio
  • Tutti e 2?!?!?!
  • Menta
  • Castani
  • Marroni
  • Difficile sceglierne una... In questo momento direi Occhi da orientale di Daniele Silvestri

E ora ecco le 11 blogger da me scelte e seguite: siete delle grandi! ;)

  1. Nadia di Nell'educazione un tesoro
  2. Sik and Freak di Un semplice taccuino
  3. Tiziana di Attività creative per bambini
  4. Bambini http://bambinizerosei.blogspot.it/
  5. Bietolina di Bietolina e il nido di Ale
  6. Linda di Bimbi&company
  7. Ile e Gy di Dire fare giocare. Il blog della classe verde
  8. Natty e Elisa di Mille idee da fare al nido
  9. Alessandra di Parliamone oggi
  10. Dada Pasticciona di http://dadapasticciona.blogspot.it/
  11. Stella di Creargiocando
Se ancora non li conoscete...date un'occhiata a questi interessantissimi blog!



giovedì 13 giugno 2013

Maestra, mio figlio mi picchia!

Un bambino di 2 anni e mezzo può comandare in una famiglia, dettando regole e obbligando gli adulti a assecondarlo in tutto? Può prevalere sui genitori dando loro morsi o schiaffi?

Nella teoria non dovrebbe, ma nella realtà è un fenomeno sempre più frequente.

"Questo bambino è ingestibile. Fa capricci e scenate che non smettono, se non dandogli quello che vuole" Ecco la giustificazione più gettonata sui comportamenti del proprio figlio, che, preso campo all'interno delle mura domestiche, tende a riproporre gli stessi schemi di azione al nido, con educatrici e coetanei.

L'autorità non è un concetto da demonizzare: un bimbo piccolo ha bisogno di limiti, di regole, di adulti che lo aiutino a capire dove sbagliano. E'proprio in quello spazio che si muovono liberi e sicuri, imparando a distinguere quali sono le reazioni da modificare e quali da evitare, imparando quali sono le emozioni positive e quelle negative, imparando a reagire ad esse in maniera adeguata.

Contenere le emozioni è faticoso per un adulto, soprattutto quando sono forti, estreme, esasperate. La rabbia nei confronti di una brontolata di cui non si capisce il motivo, la gelosia nei confronti del fratellino più coccolato, la frustrazione provata quando si sente di non essere abbastanza considerati: sono tutti sentimenti provati e difficilmente ben gestiti da un bambino al di sotto dei 3 anni. 

Cosa può funzionare? Non esiste una ricetta universale: le soluzioni variano da situazione a situazione e da bambino a bambino. Sicuramente l'adulto deve assumere una posizione chiara e decisa, non deve tornare sui suoi passi e deve essere sicuro di quello che fa. Mai ridere o minimizzare: il bimbo capisce benissimo, vi sta sfidando e se vede che voi considerate divertente il suo comportamento, lo ripeterà. Qualche volta le parole non bastano e contenere anche fisicamente il proprio piccolo con un abbraccio è un buon modo per farlo rilassare.

Diventare un punto di riferimento significa assumere responsabilità.


martedì 21 maggio 2013

SOS Mamme

Sempre più spesso nei servizi educativi si viene a contatto con mamme stanche, cariche di lavoro e di responsabilità, su cui si riversano aspettative che inevitabilmente provocano l'ansia di "non essere all'altezza". Non essere all'altezza di essere una buona mamma, di gestire bene la casa, di essere una brava moglie, di riuscire a realizzare i propri obiettivi personali e la carriera.

La gioia della maternità è accompagnata da un cambiamento costante di abitudini e certezze, di ribaltamento di ruoli, che spesso porta a vivere realtà difficili da affrontare se non condivise e sostenute con le persone che si amano o, se è necessario, con professionisti.

Chiedere aiuto non è un peccato e ammettere che ogni tanto il pianto del proprio bambino diventa davvero insopportabile è umano: la perfetta sopportazione non esiste o se esiste, è comunque un ribollire silenzioso di emozioni sopite che verranno fuori in maniera diversa.

A volte mi sono imbattuta nel blog M'ammazza di Camila Raznovich, nel quale la doppia mamma confessa i pensieri più nascosti di una mamma moderna: il confronto tra la grande e la piccola, l'uso del ciuccio, l'abuso di grida e brontolate. Mi sono chiesta se questi spazi potessero essere condivisi anche da mamme meno famose che hanno la stessa necessità di buttar fuori le proprie perplessità.

Nei servizi educativi potrebbe essere efficace progettare incontri di semplice scambi di esperienze a tema, magari mediati da un esperto, affinchè l'ansia genitoriale sia riconosciuta come un "disturbo di categoria" ;)

giovedì 9 maggio 2013

Perplessità sui modus educandi

Sono ora di ritorno da un colloquio con una Professoressa di Lettere di una scuola secondaria e in attesa che arrivasse, mi sono seduta insieme alle mamme, anche loro in fila per il ricevimento.

Ho sentito più insulti rivolti agli insegnanti piuttosto che a uno stadio in una curva ultras. La colpa degli insuccessi dei propri ragazzi è riscontrabile nella scarsa capacità didattica dei professori, che non sanno proprio trasmettere l'amore per le proprie materie. "Sarà pure un pozzo di scienza, ma che mi importa se è una stronza?!" 

Con questo non voglio entrare nello specifico: penso che la causa di un fallimento scolastico sia dovuta a una concomitanza di cause attribuibili non soltanto a un soggetto in causa. Mi chiedo però se questi atteggiamenti siano proficui nei confronti degli studenti: se i tuoi genitori ritengono che chi ti dà i compiti sia un perfetto idiota, perchè dovrei farli? 

Nella professoressa con cui ho parlato, ho trovato una persona competente della sua materia e ben disposta nei confronti dei suoi alunni, aperta al dialogo, ma davvero stanca. Non deve essere tanto semplice portarsi dietro il carico di ingiurie.

Mi è stato insegnato a rispettare gli insegnanti, anche se avrei voluto mandarli a quel paese. Mi è stato insegnato a esprimere la mia opinione e a dimostrare che avevo ragione in maniera educata e ben pensata., perchè infondo anche i professori sono persone e possono sbagliare. Mi è stato insegnato che si cresce rapportandosi agli altri e che la scuola non finisce nelle mura dell'istituto che si frequenta: le cose più importanti, come l'educazione, le si apprendono fuori.

Quindi è vero che non importa essere dei pozzi di scienza, se poi si è dei cafoni. 

lunedì 6 maggio 2013

Lasciamo un'impronta

Chi lo ha detto che si può lasciare traccia solo con le dita e con le mani?

Immergere i propri piedi nel colore e stampare un'impronta su un cartoncino può essere ancor più soddisfacente. 

Un'idea potrebbe essere quella di preparare un percorso pedotattile: passare sulle foglie (secche o appena raccolte), su stoffe setose, su erba, su grandi sassi, su carte di diversa consistenza, sulla tempera e infine...immergerli in una bacinella d'acqua. Si possono proporre solo materiali naturali o lo stesso materiale di tipologie diverse.

Potrebbe essere un bel ricordo anche per la fine dell'anno.

Si sentono con i piedi sensazioni più vere e meno filtrate, si mettono in gioco emozioni, si fanno i conti con  le paure (soprattutto con quella di sporcarsi), si utilizza meno la vista e ci si gode di più l'emozione, si lavora sull'equilibrio e la postura e poi...quanto è divertente!



Per i più curiosi: date un'occhiata al post sul Labirinto di Bled e all'attività Forest Track

lunedì 22 aprile 2013

Piantiamo un seme!

Oggi, come più volte ricordato sulla Rete, si celebra la Giornata della Terra, per la salvaguardia del nostro spesso maltrattato pianeta. La riflessione sull'inquinamento e sui modi per evitarlo è quasi obbligatoria e proporla anche ai bimbi più grandi diviene un'occasione per discutere su tematiche a loro più o meno note. I corsi sull'ecologia si sono moltiplicati negli ultimi anni nelle scuole dell'infanzia e nelle primarie. 

Ma non è a delle semplici nozioni che stavo pensando.

E'troppo facile (e forse un po'ipocrita) ricordarsi della Terra, la grande Madre Terra, solo oggi. Diventa banale ricordare la valenza di differenziare i rifiuti, i privilegi di mezzi di trasporto eco, l'utilizzo di detersivi bio. Penso però che per festeggiarla a dovere sia giusto farlo attraverso l'esempio.

Piantiamo un seme: di fagiolo, di pomodoro, di peperoncino. Piantiamo un seme e prendiamocene cura: annaffiamolo, teniamolo al caldo, osserviamo la sua crescita, diamogli un nome. Farlo insieme ai nostri bambini è un buon modo per far loro capire l'importanza rispetto per le creature vegetali: sono loro che ci danno la vita, insieme al cielo, ai mari, ai fiumi...è la Terra a darci vita.


domenica 21 aprile 2013

Motricità in giardino

Con la bella stagione, sfruttare gli spazi all'aperto del nido diventa quasi un obbligo: i bambini diventano insofferenti dopo tanti mesi in cui sono stati costretti a muoversi in locali chiusi. Il giardino, con i suoi colori e la sua ampiezza, rappresenta un ambiente libero ma protetto, in cui si può correre, arrampicarsi, annusare i fiori, stendersi nell'erba.

Vero è che pensare al cortile come un ambiente di solo "sfogo" può essere deleterio per il gruppo, che diventa ingestibile e agitato non appena si varca la porta per uscire: "In questo posto si può fare quel che si vuole!" sembrano urlare i bambini.

Ecco perchè, ogni tanto, è bene catalizzare l'attenzione con attività semi o totalmente guidate dall'adulto, affinchè si alternino momenti di gioco libero a periodi brevi ma strutturati. Oltre alle classiche attività da fare fuori (giardinaggio, giochi con l'acqua,...), si può organizzare anche la motricità.

Basta dare ai bambini materiali da gioco, come teli colorati, corde, palle e il gioco nasce da sè. I teli volano, si trascinano, nascondono cose e amici, accarezzano il prato. Le corde si tirano, strisciano, avvolgono l'albero. Le palle rotolano, si lanciano ai compagni, si lasciano scivolare forte da una discesa.

La musica appare quasi superflua, quando il contorno del giardino è già tranquillo e rilassante, ma può essere d'aiuto se si vogliono alternare ritmi veloci a melodie delicate.

In questo modo i bambini allenano naturalmente la loro capacità di prensione, i movimenti di salita, discesa, corsa e salto, la coordinazione oculo motoria e le diverse prassie, divertendosi in maniera spontanea, ma mai banale.


giovedì 11 aprile 2013

Il piccolo principe insegna la vita

Il 6 aprile 1943 veniva pubblicato un libretto che è entrato nel cuore di tanti e che ormai è diventata una sorta di educazione emozionale per grandi e piccini. Il piccolo principe di Antoine de Saint- Exupéry racconta una storia semplice, con parole garbate e immagini d'acquerello, adatte ai lettori di tutti le età. E' proprio forse l'ingenuità che contraddistingue i personaggi e i dialoghi a renderlo tanto profondo, anche per chi crede di conoscere già "quelle banalità".

Ed è proprio in questi giorni che mi sono messa a risfogliarlo ed ogni volta che lo faccio, trovo qualche estratto che mi colpisce in modo particolare. Ecco quello di questi giorni:

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo.
Succede anche voi di amare così tanto un principino coi capelli color del grano?

mercoledì 3 aprile 2013

Musica al nido

La musica entra al nido non solo sotto forma di attività strutturata o di canzoncina, ma può diventare un bel sottofondo musicale in diversi momenti della giornata per rilassare o per scatenare o per riunire.

Pensare a momenti appositi per giocare con la musica è indispensabile per offrire proposte più o meno programmate nelle quali i bimbi imparino ad "esplorare" suoni e toni. Mettere a disposizioni strumenti musicali, vero o costruiti dagli adulti del nido (ad esempio, durante dei laboratori genitori), può essere un primo approccio. Costruire o decorare oggetti musicali può divenire un'attività divertente anche per i più piccoli: bottigliette tramutate in maracas possono essere dipinte con le tempere e riempite con il travaso.

Scoprire la musica degli oggetti comuni è sicuramente un buon modo per allenare all'ascolto e alla riproduzione e un valido spunto può essere dato dai libri di Arianna Sedioli.

Cantare canzoni insieme è un buon modo per cementare il gruppo nei momenti di "attesa", come quando si aspetta di iniziare l'attività o di essere cambiati o di andare a letto. Prevedere sottofondi musicali durante alcuni momenti della giornata, come durante la merenda o durante il disegno, può rappresentare una maniera per creare un bel clima.

E infine...ballare insieme al suono di ritmi più o meno movimentati è un buon espediente per "tenere" il gruppo, nonchè per divertirsi con i bambini.

martedì 2 aprile 2013

Lo svezzamento: tra emozioni e autonomie

Passare dal latte ai cibi solidi è per il bambino (e per la famiglia) un passaggio importante e graduale, che spesso porta a galla paura e ansie degli adulti. E'di norma verso i sei mesi che si prova a introdurre nella dieta del bambino qualche alimento solido e semisolido, in maniera graduale e ben pensata: alcuni cibi possono determinare allergie e altri possono essere mal digeriti. E'fondamentale seguire il fabbisogno nutrizionale legato all'età e la dentizione del piccolo e considerare, assieme al pediatra, un'offerta di cibi varia e equilibrata. 

La mamma però perde l'"egemonia" sul nutrimento del figlio e inconsciamente potrà sentirsi depauperata di un legame speciale e di tutti quei momenti "solo a due" che l'allattamento al seno riserva alla diade materna. Se si è già provato il latte artificiale, questi sentimenti saranno attenuati, ma il bimbo reclama indipendenza e trovare il giusto equilibrio tra rischio e protezione nelle nuove avventure è per un genitore un'azione carica di responsabilità. C'è anche chi tenta con forme di autosvezzamento.

Come servizi educativi, dobbiamo accompagnare le famiglie in questi momenti, favorendone il loro naturale svolgimento, sostenendoli nelle scelte e rassicurandoli alla comparsa di eventuali incertezze. Ricordiamoci sempre che la teoria è un buon fondamento, ma calare i nostri interventi personalizzandoli è molto importante affinchè siano davvero efficaci. Tutto ciò che riguarda l'alimentazione è strettamente connesso alla sfera personale e affettiva e alla dimensione culturale di ognuno di noi: cerchiamo di trattare ogni situazionecon rispetto. 

Ho avuto un po'di difficoltà a entrare in dinamiche di svezzamento con "culture altre", abituate ad un regime alimentare diverso dal nostro e a passaggi più o meno rapidi con i cibi solidi. Il ruolo dei pediatri è davvero fondamentale per un'educazione alimentare super partes, ma a volte, nonostante i loro suggerimenti, le tradizioni e i modi di fare "di una volta" sono difficili da superare. 

Siti d'interesse:

Lo svezzamento, Ministero della Salute
L'autosvezzamento, una nuova prospettiva. Sito di genitori rivolto a genitori
All'ombra della pappa. Svezzamento e culture a confronto

venerdì 22 marzo 2013

Giochiamo a fare un giardino con Marta

Ho incontrato casualmente Marta Vitale Brovarone su Facebook. Mi ha chiesto il permesso di poter pubblicare sul gruppo che gestisco, Educhiamo!, i link a delle iniziative da lei gestite a Torino, Avventure in giardino...in biblioteca e Boscofamily. Mi sono subito incuriosita perchè le sue attività mi sembravano ben strutturate e creativamente uniche. Le ho chiesto di raccontarsi ed ecco qua quello che mi ha risposto.

Dunque, sono una disegnatrice di giardini. Mi sono laureata in Agraria e poi in Architettura del paesaggio. Creo giardini attraverso soprattutto la progettazione partecipata con le scuole. Sempre nelle scuole, lavoro con progetti di educazione ambientale sulla natura a 360 gradi dal giardino, all'orto, agli animali.

Ho scritto e conduco alcuni progetti "particolari", come Aiuolando, che lavora creando una sinergia scuola- comune- famiglie e mantiene giardini pubblici e scolastici. E poi ci sono i Sabati del Naturalista, laboratori di osservazione e scoperta scientifica e divertente della natura in città. Amo tantissimo scrivere: collaboro con la rivista Giovani Genitori per la quale tengo una rubrica verde e scrivo di eventi, iniziative, per le famiglie legate all'ambiente!
Giardino della Pasta, Torino

Giardino Rodari, Torino

Amo molto il mio territorio: ad aprile inizieranno le iniziative Boscofamily, pomeriggi di giochi e attività  per tutta la famiglia a contatto con la natura, e Avventure in giardino...in biblioteca, di cui allego la locandina. 



Marta ha scritto anche un libro laboratorio Avventure e scoperte in giardino, rivolto ai bambini dai 3 anni in su per scoprire il mondo degli animali e delle piante.

Ed infine è mamma di due bimbe, Letizia di 5 anni e Beatrice di... quasi 3.

Una donna poliedrica che mettendo insieme l'amore per la natura, l'attenzione verso i bambini e l'attaccamento per il proprio territorio con una grande professionalità, crea progetti ed iniziative volte a strutturare una coscienza politica e ambientale in ogni piccolo cittadino.


Qui i suoi recapiti:
Marta Vitale Brovarone
e-mail: marta.vitale@tiscali.it
Facebook: http://www.facebook.com/marta.v.brovarone
Twitter: https://twitter.com/lamartaditorino

Il testo non in corsivo e le immagini sono di M. Vitale Brovarone

lunedì 18 marzo 2013

La scuola del fare

Giovedì scorso ho partecipato al seminario La scuola del fare, organizzato dal Movimento di Cooperazione Educativa, Gruppo Territoriale Fiorentino, presso la BiblioteCaNova di Firenze.
Il fare insieme come promozione della riflessione e dell'apprendimento
Si legge sul volantino che pubblicizza l'iniziativa e credendo molto in questo assetto fondamentale dell'azione educativa, ho assistito alla discussione sul tema di cooperazione pedagogica facendo tesoro degli interventi ascoltati e rielaborando le idee su cui ho poi riflettuto.

Marisa Giunti, segretaria del gruppo fiorentino, ci ha accolto aiutandoci a costruire dei cappelli di carta di giornale, la cui forma e la cui decorazione era affidata alla fantasia di chi lo avrebbe portato: ogni cappello era diverso dall'altro, ma a suo modo affascinante.

Franco Quercioli ha moderato il dibattito, introducendo in maniera puntuale il lavoro del MCE in Italia, dalla sua nascita alle personalità che lo hanno seguito, come Mario Lodi e Bruno Ciari. Già nel dopoguerra, l'aria di rivoluzionare i metodi didattici conferendo alla scuola una componente meno passiva e di indottrinamento era molto forte. Quando Célestin Freinet, fautore per eccellenza dell'apprendimento cooperativo, visitò Firenze nel 1950 pose le base teoriche per la costruzione del Movimento. 

Cosa è cambiato da allora? Tutto e niente sembrerebbe. Dalle diverse opinioni espresse, il quadro della scuola italiana che viene delineato è sicuramente di un'istituzione in difficoltà, che come allora vorrebbe rifondarsi e venire incontro alle nuove esigenze dei bambini di oggi. Questioni amministrative, politiche e economiche hanno inciso a rendere l'istituto scolastico un ente burocratizzato e depauperato dei valori fondamentali. Spesso non si ha il tempo per PARLARE con i colleghi, nonostante le numerose assemblee. Spesso non si ha il tempo per PARLARE con i bambini, rendendo inadeguato ogni intervento educativo. Assai più rare sono le occasioni in cui ci si confronta con le famiglie, con le quali si dovrebbe costruire una continuità e uno scambio, mirati a favorire un andamento sereno della crescita sia dei più piccoli che dei più grandi. Ancora una volta sembrano essere le nozioni a monopolizzare i sistemi formativi.

Lavorando in un nido, non ho esperienze dirette sulla scuola primaria, grado scolastico su cui si sono incentrate numerose riflessioni, ma sento talvolta le stesse impotenze, le stesse esigenze, le stesse sofferenze delle insegnanti che vi lavorano. Costruire un gruppo di lavoro non è mai cosa semplice e scegliere una via educativa (sebbene esistano programmazioni) non è sempre garanzia di qualità.

L'intervento di Ferruccio Cremaschi, responsabile delle Edizioni Junior Spiaggiari, da cui sono pubblicati i Quaderni di Cooperazione Educativa a cura del MCE, ha, a mio parere, colpito nel segno, poichè ha delineato le prospettive future sulle quali ogni buon educatore dovrebbe investire. Proponeva infatti di sfruttare le tecnologie informatiche per creare una vera rete di scambi di esperienze sulle eccellenze, sulle attività proposte nelle proprie aule per creare una sorta di biblioteca a disposizione dei colleghi, su cui riflettere e da cui poter attingere in qualsiasi momento.

PARLARE del proprio modo di fare educazione è necessario per poter riconoscere la propria professionalità nell'altro e con l'altro.

Per info MCE