lunedì 8 settembre 2014

L'importanza del saluto al nido

Salutare è la prima forma di relazione. Con un "buongiorno", si crea uno scambio di sguardi, un pretesto per un dialogo, una base per la conoscenza. Continuare a scambiarsi un cenno o una parola quando si va da qualche parte, è un modo per veicolare un messaggio nascosto: "io mi sto allontanando da te, ma non preoccuparti, torno".

La mia breve premessa voleva focalizzare l'attenzione su quelle parole tante volte sopravvalutate, scontate, banalizzate, che però sono ricche di un significato emotivo profondo. Non è una semplice questione di educazione, è un modo per tenere salde le nostre interazioni sociali.

Ecco perchè anche al nido il saluto acquisisce un valore fondamentale nella relazione tra bambino, genitore e educatore. E'un momento da curare, come lo sono le altre routine e le attività della giornata, non è un semplice scambio di saluti e di passaggio di informazioni. 

Pensate alla mattina. L'educatrice aspetta i bambini al nido, il genitore lascia il proprio figlio, il bimbo deve salutare per un lungo periodo il suo babbo e la sua mamma. Ognuno di loro ha delle emozioni, delle aspettative, degli stati d'animo diversi che ripercuote sull'altro.

L'educatrice deve svolgere in maniera professionale il suo ruolo di regista e innanzitutto predisporre un ambiente favorevole all'accoglienza dei genitori e dei bambini. Se loro trovano una situazione tranquilla con pochi bambini e angoli gioco ben strutturati, salutarsi risulterà più naturale. Anche la documentazione aiuta molto: il genitore osserva le foto, le commenta con il suo bimbo, vede cosa succede al nido e chiede conferma all'educatrice.

A volte però, sopraggiungono delle emergenze che non consentono di assicurare questa stabilità. Mi viene in mente, ad esempio, quando manca qualcuno del personale in maniera non programmata e si devono unificare le sezioni. Si rischia che vengano meno i riferimenti e che l'educatrice "superstite" debba gestire un numero maggiore di bimbi.

Secondo la mia esperienza, ad aprire il nido dovrebbero essere almeno due persone e fino a che il numero dei bambini non è elevato si potrebbe pensare ad un'accoglienza condivisa in un unico spazio. E'un compromesso accettabile tra orari di lavoro e ideale pedagogico, ma ogni struttura ha le sue peculiarità per quanto riguarda il numero di bambini, l'organizzazione del lavoro e degli spazi.

Una cosa da fare sempre è sorridere. Sembra una cosa un po'sciocca da ricordare, ma vi assicuro che non lo è. Essere accolti da un bel sorriso rende più piacevole il posto in cui vi trovate e quindi sorridete. Pensate alla vita quotidiana, a quando vi trovate alle poste, al bar, al casello autostradale: se avete di fronte persone allegre, vi farà rilassare e vi renderà più ben disposti.

Non è una semplice strategia, ma un modo di essere e di prendere le cose. Anche chi quel sorriso lo indossa, starà meglio e sarà più sereno rispetto a chi ha la faccia arrabbiata: lo stato d'animo e l'espressione sono uno la causa e la conseguenza dell'altro in maniera vicendevole. 

Anche il messaggio corporeo è importante: alzarsi, andare incontro al bambino e a chi è con lui, dare una carezza, sono tutti gesti rassicuranti. Così la famiglia si sente ben accettata al nido, rafforzando il legame con l'équipe educativa.

L'educatrice deve sempre ricordarsi che il genitore le sta affidando la cosa che di più prezioso ha al mondo. Le situazioni di conoscenza diretta non sono moltissime se considerate l'investimento di fiducia che è richiesto ai babbi e alle mamme. Per chi deve ambientare il proprio figlio al nido, le educatrici sono pressochè delle sconosciute: un colloquio ed una riunione bastano a creare una relazione?

Per fortuna durante l'anno, occasioni più o meno formali, come laboratori e feste, aiutano a far instaurare un rapporto tra nido e famiglie. Verrebbe da controbattere che dovrebbe bastare la fiducia nell'istituzione educativa, ma riconoscerete anche voi che negli ultimi anni, i media non hanno scritto notizie così rassicuranti sugli asili nido.

Nel suo libro Slow school, Penny Ritscher racconta di nuove pratiche che ha visto entrare a far parte delle modalità relazionali dei genitori di oggi. Prima fra tutte l'avvento della pubblicità: i bambini non arrivano più al nido solo con l'oggetto transizionale (di solito, un peluche o una copertina), ma anche con Hello Kitty giganti, collezioni di Gormiti complete o riproduzioni di cellulari quasi funzionanti.

A mio avviso, la colpa non è da dare tutta alla televisione o ai negozi di giocattoli. Spesso i bambini si fanno affascinare dai fratelli più grandi e non è detto che nella società contemporanea esistano solo proposte così omologanti: nella mia città, ad esempio, si trovano giochi in legno creativi in un numero crescente di rivenditori.

Però è vero che questi oggetti sono un prolungamento inutile di abitudini domestiche, perchè al nido si gioca con quello che si trova ed insieme agli amici e si può (anzi, si deve) portare il proprio oggetto transizionale ma "altro"sarebbe un impedimento. Giocattoli ingombranti non permettono di muoversi bene e focalizzano l'attenzione dei compagni, però non c'è la voglia di condividere: quella cosa è proprio mia e di nessun altro!

Capite bene che rinunciare però a quell'oggetto proprio nel momento in cui a un bimbo è richiesto di salutare la mamma e il papà è un'ulteriore forzatura, quindi... lasciate queste cose fuori dall'asilo o nell'armadietto personale! Mi rendo conto che per un genitore sia dura la mattina negoziare per queste banalità.

I tempi stringono, si deve andare puntuali a lavoro e nel frattempo si deve dare la colazione, preparare e portare a scuola uno o più figli. Solo a pensarci viene voglia di tornare a letto! ;) La fretta però non è una buona compagna di vita. La soluzione ideale sarebbe riuscire a ritagliarsi degli spazi di calma per affrontare meglio la giornata e di sicuro spegnere (o almeno silenziare) il cellulare.

Il bimbo cercherà sempre di perdere tempo: a casa magari non vorrà bere il latte o non vorrà indossare i vestiti che avete preparato per lui, al nido si metterà a piangere buttando le braccia al collo. La mamma o il babbo si trovano nella situazione di dover gestire tutto: anche loro preferirebbero rimanere con il loro figlio, si sentono in colpa di lasciarlo all'asilo, anche se riconoscono che per lui è la situazione ideale, ma allo stesso tempo hanno l'ansia di arrivare in orario sul posto di lavoro e magari hanno pensieri sull'organizzazione giornaliera.

Le educatrici spesso ripetono di creare un rito che riesca a rendere più piacevole il passaggio ma...come fare?! L'imprescindibile è per me darsi tempo e questa è una cosa del tutto personale: alzarsi prima o se non ci si riesce, accettare con serenità un eventuale ritardo, oppure farsi aiutare da una nonna. La soluzione si deve fare nostra ma l'importante è riuscire a mantenere la calma nei confronti dei bambini.

Salutare i bambini serve per rendere il distacco dal genitore il più sereno possibile. Se la mamma è tesa, lo sarà anche il bambino; se il babbo abbraccia stretto il suo bimbo dicendo "Vai a giocare dai tuoi amici" con le lacrime agli occhi, sarà il linguaggio corporeo a parlare.

Questa fase è fondamentale durante l'ambientamento, perchè quando la figura di riferimento si allontana, DEVE salutare, rassicurando il bimbo, che per la maggior parte delle volte protesterà. E'una cosa naturale: chi non lo farebbe? Si sta lasciando solo, in una situazione sconosciuta, con altri bambini e altri adulti e forse la mamma non tornerà più.

Ecco perchè è importante spiegare che si tornerà, farsi vedere sereni e anche in questo caso il sorriso è importante, perchè se il babbo è tranquillo e si fida a lasciarmi qui, non mi succederà niente. Il carico emotivo è molto pesante, sia per il genitore sia per il figlio, ma pensate al caso in cui l'adulto sparisse all'improvviso: beh, l'incomprensione si sommerebbe alla rabbia.

Succederà lo stesso che il bambino ce l'abbia con i propri genitori, che magari si senta un po'abbandonato, anche se glielo si spiega e si saluta. Abbiamo già scritto sulle paure dei bambini e sulle loro reazioni. Per questo, potrà accadere che un bimbo pianga nel momento dell'arrivo al nido, anche ad anno inoltrato. 

I genitori però devono farsi una bella e solida corazza e in questo caso la comunicazione è importante: parlare, parlare, parlare con le educatrici, con gli altri genitori, con il compagno. Riuscire ad esprimere un sentimento, lo rende vero, ma gli dà anche un ordine, lo razionalizza, lo libera dalle emozioni.

La separazione è dura da affrontare, ma ai bambini viene data un'opportunità grandiosa: imparare ad essere indipendenti. L'autonomia nelle azioni quotidiane, la capacità di sapersi relazionare con i coetanei e con gli adulti, le competenze da potenziare attraverso tutti quegli stimoli che gli verranno proposti: ricordiamocelo quando salutiamo i nostri figli.

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